Il Mandala sacro del Buddha della compassione per la pace nel mondo

9 gennaio 2010 - 22 gennaio 2010

IL MANDALA SACRO DEL BUDDHA DELLA COMPASSIONE PER LA PACE NEL MONDO
Sabato 9 gennaio 2010 – con una breve cerimonia che inizierà alle ore 11.30 - i Lama tibetani del Monastero di Gaden Jangtse (Sud dell’India) inaugurano un Mandala sacro di Avalokiteshvara, Buddha della Compassione, presso Galleria Alberto Sordi.
Ogni giorno (dal 9 gennaio al 22 gennaio 2010) nella Galleria A. Sordi, i Monaci tibetani dalle ore 9 alle ore 19 si dedicheranno alla realizzazione di questo Mandala della Pace Universale che, una volta completato, dissolveranno nel pomeriggio del 22 gennaio 2010 alle ore 17 in una cerimonia finale nella quale la polvere sacra e beneaugurante sarà distribuita ai presenti in piccoli sacchettini. Nella tradizione tibetana la costruzione di un Mandala diffonde un’enorme energia positiva nell’ambiente circostante.

Un Mandala realizzato secondo i canoni dell’arte sacra tibetana, patrimonio di grande valore da salvaguardare, contribuisce a fare conoscere le tradizioni del Tibet e del Monastero di Gaden Jangtse, uno dei tre grandi Monasteri tibetani (conta circa 2500 monaci) ricostruiti in India. Il Monastero di Gaden Jangtse è un importante baluardo della millenaria cultura e spiritualità del Tibet.
La cultura del Tibet, sempre più a grave rischio di definitiva estinzione, è ricca di atteggiamenti altruistici e di richiami alla pacifica convivenza. Insegna ad apprezzare i valori e i concetti della compassione, del perdono, della pazienza e del rispetto per tutte le forme di vita, di grande beneficio nell’esistenza quotidiana, e quindi importanti da preservare.
Mandala di sabbia, sculture di burro e dipinti Thangka rappresentano 2500 anni di tradizione religiosa e di arte sacra che i Monaci tibetani continuano a praticare e conservare. Il Mandala di sabbia, creato in Tibet almeno 2000 anni fa, è una preghiera al Buddha di diffondere la compassione nel mondo. "Mandala" in sanscrito significa "cerchio" ed è un disegno piatto, concentrico, circolare, ricco di colori brillanti e forme simboliche che dal suo centro si sviluppano verso l'esterno. Serve come immagine di meditazione (tramite la sua contemplazione il meditante esperto può ottenere la purificazione mentale ed il Risveglio) e rappresenta simbolicamente il valore centrale buddhista della compassione, della saggezza ed energia spirituale. Il Buddhismo tibetano aspira a sviluppare "compassione e bontà" verso tutti gli esseri, con l’obiettivo di porre fine alla sofferenza del mondo. Il Mandala è sintesi dello spazio, immagine del mondo e dimora celestiale di potenze divine.
Prima di iniziare il Mandala, i Lama procedono ad un rito di consacrazione operando la purificazione delle energie negative presenti nel luogo fisico. Pregano e cantano, in un’intensa meditazione. Cominciano con la benedizione di se stessi e di coloro che li circondano, per continuare con sempre maggiori cerchi di purificazione e di compassione che poi si estendono a tutto l'universo. Tutti i giorni, dal 9 al 22 gennaio 2010, i passanti potranno assistere nella Galleria A. Sordi alla graduale realizzazione del Mandala e così osservare questa particolare tecnica artistica, una delle espressioni più originali e simboliche dell’arte religiosa tibetana, nel suo progredire.
Il Mandala tibetano viene disegnato, su un piano di legno, con forme geometriche ben precise e poi ricoperto in ogni parte con sabbia finissima di diversi colori. Da un punto di vista estetico è una struttura quadra provvista di quattro porte, contenente cerchi, fiori di loto, immagini e simboli sacri. Il Lama, con il potere della preghiera, della concentrazione meditativa e di rituali molto complessi, a livello spirituale costruisce la dimora celestiale e al suo centro vi fa discendere la divinità.
Le sabbie colorate, finissime, devono essere posate con estrema precisione mediante uno strumento a cono cavo per disegnare i dettagli minutissimi del complesso Mandala.
DISSOLUZIONE
Completata l’opera, il Mandala viene dissolto (a simboleggiare la natura impermanente delle cose) durante una cerimonia finale e le sabbie versate in un fiume o distribuite ai presenti in piccoli sacchetti. I Lama tibetani osservano che gli spettatori sono spesso commossi fino alle lacrime quando i Mandala vengono spazzati via, ma il messaggio che la loro distruzione e dispersione rappresenta è un elemento centrale buddhista: l'impermanenza, anche delle cose di grande bellezza
La cerimonia di dispersione illustra l'insegnamento e l'importanza del non-attaccamento. I Monaci dicono che si ha tutto il diritto di sentirsi tristi quando il Mandala viene distrutto, e che la tristezza dimostra che "quando ci si sente tristi si dimostra che il cuore è in funzione e quindi non è come una pietra”.

"GADEN JANGTSE COMPASSION AND CARE CENTER-CENTRO GIAMZE" è un Centro tibetano di Dharma (Istituto di cultura e studi buddhisti) da poco fondato a Roma in collaborazione con il Monastero tibetano di Gaden Jangtse, uno dei più grandi monasteri tibetani ricostruito nel Sud dell'India (conta circa 2500 monaci). Il Monastero di Gaden Jangtse è un importante baluardo per la sopravvivenza del popolo, delle tradizioni della cultura e della spiritualità tibetana.
Il nome "Compassion and Care Center" (in tibetano: Jamtse Takyong Tenay Khang), è stato benevolmente scelto e dato a questo nuovo istituto da Sua Santità il XIV Dalai Lama in Persona, che ha inviato anche le Sue benedizioni ed incoraggiamenti per un felice sviluppo.

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